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Il consorzio EURID finalmente è stato designato per diventare Registro Finalmente. E la parola che circolava di più nelle liste di difusioni questa mattina. E vero che ci sono stati rumori di smentite (vedere le nostre edizioni anteriori), documenti vero/falso in siti web che non erano aggiornati (da una settimana fa il luogo ufficiale della Comissione Europea annunciava ancora l'elezione definitiva del Registro per il 25 di aprile!) , chiunque lo crederebbe. Tuttavia, la comissione pubblicata questa mattina l'informazione che i mezzi d'informazione aspettavano e che temevano vedere confermata i restanti sei aspiranti al titolo: è il consorzio belga-italo-svedese EURID che sarà l'incaricato di assegnare i futuri nomi di dominio .EU. Nonostante, si può dire che la cosa più dura è ancora lontano da farsi, tanto per la Comissione come per il felice eletto. La selezione del registro era una prima tappa necessaria però non sufficente, e tenendo da conto la strada che si deve percorrere, ci si può stupire del tempo che hanno invertito le instituzioni di Brusselles nel trapassarla! In effetti, come lo annuncia il sito ufficiale, "altri sforzi dovranno essere contrattati prima che i nomi di domini .EU possano utilizzarsi". Il primo di loro consiste per il Registro nell' accettare firmare con la Comissione Europea il contratto di concessione che lo autorizza formalmente ad amministrare il dominio. Se si considera che il consorzio EURID lavora da alcuni mesi nella ottenzione di questa concessione, il contratto non dovrebbe essere solo una pura formalità? Con tutto, il progetto di contratto che figurava allegato alla chiamata Espressione di interesse, messo un'altra volta da Brusselles nel settembre scorso sembrava implicare, secondo gli specialisti, vari punti sensibili propensi al dibattito. Chi sa oggi quanto tempo investiranno i giuristi belghi, italiani e svedesi? E da un'altra parte, quest'ultimo, che dovrebbe avere la mano in alto nelle negozziazioni giacché il "propietario" di .SE è un avvocato specialista in queste questioni - a mettersi d'accordo con quelli della Comissione. Solo manca, sempre secondo la Comissione "da riprendere i contatti convenienti con l' 'ICANN affinché il TLD .EU. siano inclusi nel servitore radice (?root?)". Questa condizione è essenziale, logicamente, giacché se l' .EU non è riconosciuto dal servitore Root, gli indirizzi .EU non saranno accessibili. In teoria, aggiungere un TLD al servitore root si è vincolato ad aggiungere una linea alla sottostante parte di un documento, quello è allora molto facile. Però è contare senza la dimensione politica del progetto. Si sa che la "riforma" dell' ICANN (vedere le nostre edizioni anteriori) si basano in un presuposto generoso che passa per la firma di un contratto fra l'organizzazione californiana e ogni uno dei ccTLDs, tanto che l' ICANN non avrà dubitato anteriormente in esercitare pressione contra alcuni ccTLDs per portarli a firmare il contratto, come, per esempio, negarsi a modificare i dati di un TLD nel servitore Root? Niente ci dice oggi che l' ICANN accoglierà l' .EU senza una contrapartita. Il sito ufficiale dell' organizzazione non appare mischiato ancora né fa menzione della decisione della Comissione. Tuttavia, citazione di una lettera dell' ICANN che data del 10 di agosto del 2000! Posta confermata da circa tre anni - un' eternità in "tempi di Internet" - per in quel momento Presidente, che poi ha avuto due successori! Per ultimo, uno può domandarsi se .EU non arriva un pò tardi. Internet è evoluta molto da 1999, anno in qui si cominciò a parlare dell'Estensione europea. I nomi di domini ogni volta di più si utilizzano ma tendono a trivializzarsi un pò: si registra di più un nome "esattamente come quello", e forma parte da quel momento in poi di una vera strategia globale. In quello, l'obbiettivo del .EU di promuovere un'identità europea è un vantaggio non sdegnoso. La Comissione annuncia da un' altra parte che il registro "si aprirà a tutto individuo che risieda nella Comunità Europea, tutta impresa che abbia la sua sede sociale o principale nel settore dell'attività nella Comunità o tutta organizzazione stabilita nella Comunità". Però disgraziatamente, la "politica di funzionamento", cioè, le norme che decidiranno i criteri necessari per il registro di un .EU non sempre si stabilisce e sarà lo scopo di una nuova negozziazione dinanzi la Comissione e l' EURID. Nonostante, è necessario congratularsi per questa decisione che permetterà al grande progetto che è l' .EU farsi realtà. Dopotutto, scottati dai termini della prima tappa, i protagonisti degli espedienti decidiranno forse accellerare il processo. Desideriamo in qualsiasi caso, ricordando nuovamante e allo stesso tempo che i preregistri di nomi in .EU non sono ancora possibili. S.B.
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